S. FRANCESCO - edificata nel 1705 nel borgo di S. Antonio Abate insieme al Convento dei frati Minori Osservanti dai cittadini di Celenza, in seguito al crollo dell’antico convento rurale di S. Francesco, per tradizione fondato dal poverello d’Assisi durante uno dei suoi pellegrinaggi a Monte Sant’Angelo. La struttura è barocca, e il portale in pietra locale è sormontato dallo stemma della famiglia serafica rinvenuto tra i ruderi dell’antico convento. All’interno l’unica nave raccoglie cinque altari, di cui tre sormontati da statue lignee di buona fattura (Immacolata, S. Pasquale Baylon, S. Antonio), e in una nicchia una piccola statua lignea di San Francesco.

 

S. NICOLA - fatta edificare nel 1630 insieme all’omonimo complesso claustrale, dai coniugi Andrea Gambacorta e Feliciana Spinelli, marchesi di Celenza, come infatti testimonia l’iscrizione presente sull’architrave del portale della chiesa, sui ruderi dell’antica parrocchia di S. Nicola, sorta nel 1049. La chiesa presenta un unico altare barocco, in marmi policromi, sormontato da una pala rappresentante l’Incoronazione della Vergine, con i Santi patroni del Monastero, olio su tela dall’artista campobassano Michele Scaroina nel 1759. Si conserva inoltre un pulpito in legno dorato che ci ricorda l’antecedente altare  ligneo del seicento.

 

S. MICHELE - la sua costruzione fu voluta per voto unanime dei celenzani scampati alla peste bubbonica del 1657 che aveva decimato la popolazione, come ricorda anche l’iscrizione visibile sul portale di ingresso della stessa chiesa: ”Michaeli Archangelo Celentiae, liberata peste, Universitas erexit AD MDCLVII”. Secondo la tradizione, infatti, l’ultimo cadavere di un appestato fu rinvenuto il 29 settembre 1657, festa dell’Arcangelo, in quel luogo dove era piantato un termine, tuttora esistente ed inglobato in uno degli angoli della facciata. I celenzani attribuirono all’intercessione del Santo Angelo la grazia ricevuta per la liberazione dalla peste portata in Italia dai Lanzichenecchi. Una lapide murata all’interno della cappella ne ricorda la consacrazione avvenuta il 20 maggio 1712 ad opera del Card. Orsini, Visitatore Apostolico della diocesi di Volturara.

 

S. MARIA AD NIVES - fondata nel 1664 dal sac. Sebastiano Sangiorgio del clero di Celenza, ben presto fu elevata a dignità abadiale per essere stata dotata di un cospicuo beneficio ecclesiastico. Fino al 1759 era cappella rurale, in seguito lo sviluppo edilizio la rese urbana. La facciata è in stile romanico abruzzese, all’interno si conserva una pala d’altare con la Vergine e il Bambino, S. Caterina, S. Pietro martire, commissionata nel 1712 dal rettore del Patronato, D. Giovanni Santoro e dipinta da un certo Montagano (?Gambatesa? CB). Al centro della cappella vi è la sepoltura gentilizia della famiglia Jacobini, che detenne il Patronato sin dal 1730.

 

CAPPELLA DEL CALVARIO - venne costruita nel 1913 con l’obolo del popolo celenzano in ricordo della antica cappella del Calvario, che sorgeva  non a molta distanza dall’attuale sito.

Sulla facciata è fissata una lapide del vecchio Calvario eretto nel 1813 con la scritta: “Fermati qui  viatore, contempla questo legno, quivi d’amore in segno Cristo per te morì. AD MDCCCXIII.

Fu ricostruita dalle fondamenta nel 1996 fu inaugurata con l’intervento del Rev.mo Padre Dom Clemente de Suza, Abate benedettino di S. Domingo de Silos (Spagna). All’interno si custodisce nell’unica nicchia il gruppo statuario del Cristo in croce con l’Addolorata e Maria Maddalena ai suoi piedi.

 

S.M.D.GRAZIE - venne edificata nel 1740 su di una collina a breve distanza dal centro abitato dal sac. D. Lucio Sarracco. Fino al 1887 la custodia di questo santuario era affidata ad un eremita che viveva nei fabbricati addossati alla stessa chiesa. Nell’unica nicchia esistente è conservata la statua lignea della Madonna delle Grazie, quasi sicuramente opera dello scultore campobassano P. Saverio Di Zinno, ideatore delle macchine dei “misteri” del Corpus Domini.

 

SANTA LUCIA - ................